STORIA DI UN CANE RANDAGIO: MARLEY.

by Giuliana Giannattasio

Cane randagio

Di Paola Volpe @Istruttorecinofilo_paola_volpe

Mi chiamo Marley, ero un cane randagio. Sono nato e ho vissuto in campagna. Vivevo in una stalla con vacche e vitelli, mi nutrivo di latte, pane vecchio e quando le vacche partorivano anche di placenta.

Marley, cane randagio, in strada.

Poi sono diventato randagio e dopo un anni di stenti in strada, mi hanno accalappiato e meso su un furgone. Sono arrivato in canile. Un posto sporco, pieno di ululati. Non sono solo in cella, ci sono altri come me, hanno origini differenti dalle mie, alcuni sono cani da pastore abbandonati, altri sono cani da caccia a fine carriera, alcuni sono cani aggressivi e altri, in verità la maggior parte sono solo cani del Sud.

Marley, cane randagio.

I volontari mi vogliono bene, del resto io sono buono e affettuoso, io desidererei tornare a casa, anzi nella stalla. Spesso ci sono visitatori per le adozioni, anche bambini che vengono a vedermi, io scodinzolo, sorrido vado a prendere il mio gioco e glielo porto, ma loro passano e poi non li vedo più.

Adozione dal canile.

Devo trovare un modo per diventare ancora più attraente, eppure sono carino, educato, pulito e anche simpatico: riesco a stare su due zampe senza appoggio anche per 5 minuti.
Sono passati mesi, alcuni compagni sono morti, ho paura di fare la stessa fine qui.

Marley oggi.
Marley appena fuori dal canile.


Temo che non mi vogliano dar via, sono affezionati a me, non creo problemi, sporco nell’area sgambamento, sono ben socializzato con tutti;
i miei amici più vecchi, quelli che incontro nelle ore d’aria, mi hanno detto che i “due zampe”, gli umani, prendono dei soldi per ogni giorno che noi rimaniamo qui dentro ed è questo il motivo per cui non mi danno in adozione. Non sarà mica vero?

Marley

Del resto, se così non fosse, potrebbero dare quello che costo io ad una famiglia per farmi adottare.
Li farei divertire come non mai, li riempirei di baci al loro ritorno, mi metterei a pancia all’aria per farmi coccolare, gli nasconderei le ciabatte, gli leccherei tutti i piedi soprattutto dopo la doccia e d’inverno, mi metterei tra loro sul divano per farmi accarezzare e tutti saremmo sereni e felici. Ma soprattutto non sarei più qui, tra queste sbarre, dove c’è solo rumore fatto di abbai, ringhi.

In auto, fuori dal canile.

Ora non sento e non vedo più nulla, sono stato fortunato Giuliana mi ha adottato.
Sono MARLEY un ex cane randagio.

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